Arte|Contemporanea

Suggestioni visive o strumentalizzazione politica?

A Napoli censurati manifesti pubblicitari dell’artista Sebastiano Deva

 

L’artista provocatore Sebastiano Deva di nuovo protagonista del mirino critico sociale. La sua esposizione pubblicitaria dal nome “Mystica”, ritrae una donna in un momento di passione sessuale che fa da sfondo ad una frase a carattere erotico di una Santa. Il sindaco Rosa Russo Iervolino li censura: troppo scabrosi per essere esposti. Come già avvenuto per le altre performance e mostre dello stesso Deva, anche in questo caso attira polemiche e disaccordi dal mondo contemporaneo in quanto temi delicati sono esposti in chiave fortemente provocatoria. In un’ intervista si difende dicendo che il suo lavoro consiste nel creare suggestioni poetiche portando avanti un elemento d’inquietudine quale, in questo caso, è l’erotismo e quindi è interessante vedere il modo perverso con il quale si vive il sesso oggi. L’idea del progetto è quella di comunicare un qualcosa attraverso la tecnica dello spiazzamento suggerito dall’ unione immagine – parola anche se non si hanno strumenti per capire di cosa si sta parlando. Proponendo una comprensione della sessualità in maniera più profonda e in modo del tutto diverso dal solito approccio sociale, la sua “opera” viene mal vista in particolar modo dal sindaco di Napoli che propone un’ ANSA per la sua censura. Forte polemica sul motivo scatenante per il quale il sindaco abbia preso tali provvedimenti in quanto, lo stesso Deva, sostiene che questo comportamento non è avvenuto in tutela alla laicizzazione del contenuto ma per un motivo puramente politico per difendere il partito al quale la Iervolino appartiene, strumentalizzando il suo operato. Insieme alla pubblicizzazione di queste immagini, l’artista rimanda alla performance streaming di “Mystica” nel quale il curioso spettatore può assistere alle particolari rappresentazioni proposte. Il progetto di “Mystica” nasce come reinterpretazione di antichi testi in cui vengono narrati atti di autoerotismo di Sante. Si fa riferimento a quelle poche mistiche italiane, per altro riconosciute anche dalla chiesa, che hanno avuto delle visione sacre di natura intellettuale, immaginaria o sentimentale. Secondo l’artista le mistiche sono state determinanti per la letteratura italiana in un momento in cui la letteratura non esisteva, inventando metafore, linguaggi e discorsi per esprimere ciò che vedevano e sentivano. Su questo tema, quindi, Deva racconta una visione immaginaria attraverso la semplice azione pubblicitaria che sfocia in un discorso molto più ampio: la trasformazione del pensiero in un corpo femminile che si contrappone alla concezione sociale del ruolo della donna vista in modo del tutto casto e casalingo. Di carattere religioso, l’opera attira critiche del mondo laico già viste nell’ esposizione precedente presso il PAN a Napoli che ha dato automaticamente voce al Vaticano stesso. In dubbio, quindi, il suo rapporto con la religione che giustifica definendosi un ribelle della fede.

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